# 67 - OK OK: EDIZIONE STRAORDINARIA...

... ed il solito mix!

PREMESSA NECESSARIA

Mi sono sbagliato. L'ultima newsletter non doveva partire così. Mi è presa una specie di paresi al dito e ho digitato ‘invio’ senza volere.

Subito dopo è partita da molti di voi una serie di proteste dure e pure. La Signora, come sempre, fa eccezione: la brevità della newsletter l’ha resa felice.

Ad ogni modo preparatevi a qualche variazione, perché è lì che voglio puntare.


LAURA, LE PAURE e LA COJONAGGINE

Tra di voi c'è una nuova lettrice: LAURA. Ho avuto il (grande) piacere di conoscerla in una grande società in cui ho lavorato per tre anni. Fui io stesso a selezionarla, dovendo lei lavorare per il ‘mio’ ufficio. Insieme a lei un altro ragazzo, Riccardo, altrettanto bravo. Due operosi angioletti finiti nelle grinfie di un pirla come me.

Gli inglesi dicono “rise and fall” ed effettivamente quei tre anni videro me (e non solo) salire tanto velocemente quanto miseramente cadere.

Appena entrato in società (io ero prima a piazza di Spagna e poi in via del Corso, a Roma) era percettibile, ogni giorno, una crescita inarrestabile. In tutta Italia. Era come partecipare a un esperimento che sembrava impossibile potesse andar male. Entusiasmo era la parola che rappresentava quei primi anni. I milioni crescevano a vista d'occhio, anche quelli che passavano sotto le mie mani. Provenivo da una piccola società di consulenza, in cui per rimediare un cliente bisognava fare i salti mortali, mentre nella nuova società sembrava che i milioni entrassero anche a bocce ferme.

Forse ne entravano troppi? Sta di fatto che, a un certo punto, come un fulmine a ciel sereno, tutto è cambiato. Iniziano ad entrare, nella mia ‘area’, una serie di ‘executive’ di cui non capivo il senso, seguiti da una serie di middle manager di dubbia competenza. Un logorio incessante e stressantissimo. Stressantissimo. A un certo punto vi assicuro che non si capiva più niente: a chi dovevo dare retta? Per la più piccola banalità si scatenava una serie di conflitti che mi tornava indietro senza una soluzione e con un cartello “ATTENZIONE, PERICOLO” in bella evidenza. Ma lo stallo era più pericoloso di ogni cosa e spesso mi trovavo a prendere decisioni al buio, con il rischio di coinvolgere qualche innocente.

Fino al punto in cui mi trovai, da solo, a dover ‘gestire’ una massa di soldi considerevole: nel mentre il mio capo diretto venne esautorato e, di fatto, sostituito da un personaggio di dubbia consistenza, che oggi vende piccoli elicotteri alla Cina. Io venni ‘integrato’ da una ragazza totalmente impreparata, che non fece altro che peggiorare la situazione, anche perché non si capiva bene se ero io a dover decidere o lei. Il momento era delicatissimo e io stesso feci qualche brutto errore.

Qualche volta sembrava che tutto dovesse tornare come prima, ma poi i fatti dimostravano che i rapporti di forza erano cambiati totalmente e che tu eri diventato una pedina in mano a… personaggi senza arte né parte (secondo me, ovvio). In più, i miei sensi di colpa - per gli sbagli commessi - si ingigantivano, in un quadro totalmente instabile, ondivago e contraddittorio.

Risultato: mi trovai, a un certo punto, da solo al centro della tempesta perfetta. Ero arrivato a un punto di tale stress, ansia e depressione che finii in ospedale psichiatrico, uscito dal quale fui felicissimo di dimettermi dalla società, e nonostante non avessi un nuovo lavoro, iniziai - pur lentamente - a stare meglio. La cosa brutta, tra le tante, è che non sapevo a chi rivolgermi, chi fossero gli amici e chi i nemici: tutti scansavano tutti e non si capiva se era una forma di lotta o di mera indifferenza, perché la bomba era stata innescata e si trattava solo di aspettare.

Alcuni mi invitarono a fare causa alla società, ma ero talmente nauseato che volevo evitare anche il rischio di avere ragione.

Trovai un nuovo lavoro poco dopo: trovare lavoro è una delle cose della vita in cui sono sempre stato molto fortunato.

Di quegli anni mi rimangono un paio di carissime amiche, Laura, tante lezioni imparate e molta salute in meno. Acqua passata, per fortuna, anche se le cicatrici ancora non sono del tutto scomparse. Di quel periodo mi è rimasto anche il ricordo dell’ospedale psichiatrico: non ci crederete, ma quella fu una esperienza importante. Incontrai una serie di ragazze e ragazzi di rara sensibilità e ci misi tre secondi a fare amicizia. Tra uno sclero e l’altro si parlava, con una profondità inimmaginabile, di argomenti straordinari e se ‘empatia’ significa qualcosa, lì io l’ho trovata e sentita. L’emotività che irradiava da quei ragazzi avrebbe influenzato anche la più apatica tra le persone. Sembrava un circoli di filosofi e poeti greci, alla ricerca delle regole del mondo, ve lo assicuro. Una sottigliezza e un acume così non li ho mai più ritrovati. Spero di cuore che stiano bene.

Non a caso i medici erano tutti stronzi e per farmi andar via pretendevano che io dicessi una frase che, ancora oggi, non ho capito quale fosse. Semplicemente li mandai affanculo e me ne andai.

Ovviamente anche i rapporti con i miei familiari e le persone più vicine a me ne risentirono parecchio: ero del tutto inviluppato e pensavo che nessuno fosse in grado di capirmi e, soprattutto, di risolvere i miei problemi sul lavoro. Non dormii per moltissimi mesi e tremavo sempre.

A proposito: un paio di volte, dopo tanti anni, ho rivisto Riccardo in metropolitana. Non ho avuto il coraggio di salutarlo perché ero senza occhiali e non ero sicuro fosse lui: io ho il terrore di questo tipo di figure di mmerda.

Tutto questo ha un'origine tragicomica.

A 17 anni andai in vacanza a Sperlonga con un gruppo di amici, uno più mitico dell'altro. Ero seduto sul bagnasciuga quando mi passò davanti una fata con un culo bellissimo. Io rimango letteralmente a bocca aperta e in stato di catalessi. In quell'esatto momento il mio amichetto di bagnasciuga mi fa “lo sai che quella è la figlia di XXYY??!! “

Io mi alzo subito, la raggiungo, la sorpasso e torno indietro per simulare un incontro casuale. Appena ce l’ho davanti le chiedo gentilmente “ciao, scusa, tu sei XXYY?! “. La sua faccia cambia aspetto e mi fa “NO!!!”, mi scansa e se ne va.

Torno dal mio amichetto di bagnasciuga per cazziarlo per la balla che mi aveva raccontato. Morale: ancora oggi mi prendono per il culo.

Riccardo, ecco perché preferisco non salutarti: ho il terrore che tu non sia… tu!

Torno un attimo sull’argomento ‘pazzia’ e su quanto labile sia il confine tra normalità e anormalità, se mai esiste un confine. In America è stata lanciata una petizione affinchè Jeff Bezos mangi LA GIOCONDA di LEONARDO da VINCI. La petizione ha, al momento, 11300 aderenti. Deve arrivare a 15.000. Mo firmo pure io e vediamo cosa succede.

E comunque sempre meglio matto che coglione: David Datuna, un artista americano, si è mangiata questa banana…

…che, per chi non lo sapesse, è un’opera d’arte di Maurizio Cattelan, valutata 120.000$.

Visto che ci sono, approfitto per sottolineare ancora una volta quanto siano coglioni gli americani.

Voi non sapete che, in USA, c’è una vera e propria corsa a…non so come definirla: tutti vogliono partecipare alla lotta contro la criminalità. Una mania di protagonismo che è davvero patologica. Risultato: fioriscono APP per la caccia al ladro, tipo CITIZEN, che ha un fracco di utenti.

La storia è questa: tempo fa qualcuno ha appiccato fuoco in una zona di Los Angeles. Il capo di CITIZEN - Andrew Frame - decide che bisogna acchiappare il bastardo e invita tutti gli utenti a darsi da fare per acciuffarlo, collaborando sulla APP. E tutti, infervorati, cominciano a darsi da fare, anche perché Frame mette una taglia prima di 10.000 $ poi di 30.000 $. Ovviamente Frame fa tutto questo per aumentare gli utenti della sua APP e, infatti, durante la caccia, si iscrivono moltissimi nuovi utenti.

A un certo punto, dopo un crescendo di ‘emozioni’ e di conversazioni fatte soprattutto di “lo acchiappiamo, quel fottuto bastardo!!!”, qualcuno dice di aver individuato il colpevole e tutti gli utenti dell’APP convergono, ognuno a suo modo (ad esempio postando la foto della macchina del sospetto mentre passa nel quartiere dell’utente), sul sospetto (con tanto di nome e cognome). Una caccia all’uomo vera e propria, un pò virtuale e un pò reale. A un certo punto qualche utente di CITIZEN acciuffa lo sfigato, in preda al terrore e con la quasi certeza di essere linciato seduta stante.

Dopo poco arriva a Frame una telefonata…dalla polizia: gli sbirri avevano arrestato il vero colpevole, reo - confesso, in tutt’altro luogo. Il resto ve lo lascio immaginare, ma se pensate che il mercato della “vigilanza condivisa” sia morto, vi sbagliate di grosso.


E PER FINIRE…

Non mi ricordo se ve ne avevo già parlato. Sono giacche dei vigili el fuoco giapponesi, 19mo secolo.


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